Palazzo Tempesta-Cugini è uno dei palazzi più belli di San Donato. La sua posizione segna l’espansione del paese lungo la strada statale che collega il Lazio all’Abruzzo. Strada e palazzo furono realizzati alla fine del XIX secolo da Carlo Tempesta, apprezzato costruttore sandonatese.
L’edificio fu iniziato nel 1893 e inaugurato nel 1900. Negli anni a seguire gran parte dello stabile e l’ingresso principale furono acquistati da Cesidio Cugini (Br’gantiëglië). Nel 1932, in occasione del decennale della Marcia su Roma, l’immobile fu adibito a Casa del Fascio. Durante l’occupazione tedesca divenne il comando di piazza (Kommandantur) di San Donato. Nel palazzo furono interrogati i sedici ebrei stranieri catturati dalla polizia militare tedesca il 6 aprile 1944: dopo l’interrogatorio vennero prima trasferiti a Roma per l’identificazione e poi deportati ad Auschwitz.
Il palazzo sede delle organizzazioni fasciste
Nel 1924 fu stabilita come sede locale del Fascio una delle sale del Municipio di via Orologio. All’unanimità il consiglio comunale deliberò di concedere «l’uso della stanza adibita per l’ufficio di Conciliazione». Con la fascistizzazione delle istituzioni divenne necessaria una sede in grado di ospitare, non solo le riunioni, ma anche diverse organizzazioni del partito. Nel 1932 si decise di affittare Palazzo Tempesta-Cugini perché era di facile accesso e aveva accanto una piazza che permetteva le attività all’aperto, come i saggi ginnici dei balilla.
Il 14 gennaio 1933 il podestà Guido Massa deliberò un contributo per l’arredamento del palazzo in quanto «nuova sede di tutte le istituzioni fasciste esistenti nel Comune». Nel 1938 il podestà Amedeo Fabrizi rinnovò la necessità di acquistare lo stabile per farne la residenza comunale. Il palazzo, oltre alla Casa del Fascio, ospitava la Scuola di Disegno e la sede della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale.
Con l’arrivo dei Tedeschi diventa Comando di Piazza
I primi di ottobre del 1943 giunsero a San Donato e in Val di Comino i reparti della 305ª Divisione di fanteria (305. Infanterie-Division). Nei comuni della valle vennero organizzate le sedi dei comandi locali, responsabili della sicurezza dei piccoli centri e delle retrovie, dei servizi ausiliari delle truppe, del reperimento di mano d’opera e risorse locali (alimentari, artigianali, servizi), della prevenzione di atti di sabotaggio e della ricerca di spie, personale sbandato, prigionieri alleati fuggiaschi, ebrei. I comandanti tedeschi scelsero la Casa del Fascio per stabilire il comando di piazza (Kommandantur).
Agli ordini di un severo tenente prussiano, i tedeschi requisirono viveri e decine tra abitazioni, palazzi e casolari di campagna da adibire a uffici, cucine, camere per gli ufficiali e per la truppa, stanze di rappresentanza, medicherie, depositi di materiali e di armi, stalle per i muli, officine. Nella notte fra il 21 e il 22 dicembre subentrò alla 305ª Divisione fanteria la 5ª Divisione Cacciatori di montagna (5. Gebirs Division), già schierata in Russia, a Leningrado.
Funzionamento della Kommandantur
La Kommandantur si occupava dell’amministrazione civile e militare del territorio: controllava le attività del Comune, del podestà e delle autorità locali; diramava ordini come il coprifuoco; gestiva l’approvvigionamento di viveri; reperiva la manovalanza per lavori di pubblica utilità o per la costruzione di fortificazioni. Nella Kommandantur avvenivano gli interrogatori di quanti sospettati di aiutare gli ebrei o gli ex prigionieri alleati nascosti sulle montagne.
Il 6 aprile 1944 furono condotti nel palazzo anche i sedici ebrei stranieri catturati dalla polizia militare tedesca. Con loro vennero interrogate Pasqualina Perrella e Carmela Cardarelli, due dipendenti comunali accusate di aver falsificato i documenti per salvare gli ebrei internati in paese. Dopo l’interrogatorio gli internati furono caricati su un camion posizionato nella vicina piazza e trasferiti a Roma, nel carcere di Regina Coeli.
Il giorno seguente vennero condotti nel campo di concentramento di Fossoli (Carpi) e da qui, con un treno per trasporto bestiame, finirono deportati ad Auschwitz. Allo sterminio sopravvissero solo in tre.