In questa abitazione visse Leone Winter, un ebreo polacco internato a San Donato dal 1942 al 1944. Leone era un falegname, apprezzato dai sandonatesi perché realizzava zoccoli di legno nella foggia in uso nella sua nazione. Grazie a questi piccoli manufatti Leone riuscì a racimolare qualche lira e a sopravvivere alle difficoltà economiche del tempo di guerra. In quanto internato a lui era vietato lavorare, e quindi realizzare gli zoccoli, poiché usufruiva del piccolo sussidio riservato ai profughi. Nel 1943 si trasferì nell’appartamento di Leone anche Samuel Brull, internato polacco di religione ebraica.
Leone Winter
Nato a Lodz (Polonia) il 23 maggio 1910, entrò clandestinamente in Italia il 2 maggio 1940 per sfuggire alle persecuzioni naziste. Il 7 agosto 1940 fu arrestato a Trieste. Il 30 agosto venne internato nel campo di Ferramonti di Tarsia (Cosenza). Il 17 settembre 1942 le autorità decisero di trasferito a San Donato. In paese era legato ai coniugi Adler e alla famiglia Tenenbaum, tutti ebrei internati, domiciliati nei pressi della sua abitazione. Durante l’occupazione tedesca (1943-1944) riuscì a sfuggire alla cattura e alla deportazione ad Auschwitz. Nel 1945 volle scrivere al Comune per ringraziare dell’aiuto ricevuto: «[…] Ora mi trovo in Polonia e Vi prego di far sapere il mio indirizzo [agli altri internati]. Tanti saluti a tutti i Sandonatesi. Mille grazie ai tutti che mi aiutavano nei tempi del mio internamento».
Gli zoccoli di leone
Nei due anni di permanenza a San Donato, Leone Winter realizzò numerosi zoccoli, chiamati dai sandonatesi patitë (da “patito”, vocabolo medievale in uso a Venezia). Ad aiutarlo fu il falegname Ottorino Quintiliani, che non lo denunciò, ma lo prese a lavorare nella sua bottega di via Napoli. Da quel momento i patiti presero il posto delle ciocie, diventando le nuove calzature dei più poveri. Leone fu soprannominato dagli amici “P’cchittë” (Picchietto), dal rumore che faceva quando lavorava, perché ricordava quello del picchio, l’uccello che “picchia” sulla corteccia degli alberi. I falegnami sandonatesi produssero questo tipo di zoccoli fino ai primi anni settanta.
Samuel Brull
Samuel nacque a Kalisz (Polonia) il 14 maggio 1910. Laureato in medicina a Parma, il 23 giugno 1940 fu internato nel campo di concentramento di Campagna (Salerno), il 26 giugno nel campo di Ferramonti di Tarsia (Cosenza) e il 4 marzo 1943 a San Donato Val di Comino perché la zia, Chane Feldhorn, chiese il ricongiungimento familiare. Samuel ebbe uno scontro con alcuni giovani del posto. Secondo un rapporto delle autorità di pubblica sicurezza risulta che non fu dovuto a motivi razziali, ma a una questione sentimentale dove l’oggetto della contesa fu una bella ragazza iugoslava, anch’essa internata. Questa fu l’unica occasione di scontro tra i sandonatesi e gli internati. Durante l’occupazione tedesca Samuel riuscì a sfuggire all’arresto perché i sandonatesi lo aiutarono a nascondersi in una grotta in montagna, in località Vorga.