Rifugio degli ex prigioneri inglesi

Punto di riferimento storico
Uno dei tanti luoghi utilizzati per nascondere i soldati inglesi fu la cantina di Antonetta Capobianco, al numero civico 4 di vicolo Marozzi. Nei mesi dell’occupazione tedesca, Antonetta con alcune amiche di via Cannesse (Donata, Loreta, Nunziata e Rosaria) riuscirono a nascondere nella cantina circa una decina di militari alleati a cui fornirono, quotidianamente, cibo e generi di prima necessità. Dalla fine di settembre 1943 a tutto maggio 1944, oltre cento famiglie sandonatesi soccorsero e nascosero ebrei stranieri, iugoslave internate e più di mille soldati sbandati fuggiti dai campi di prigionia di Avezzano, Sulmona e del Centro Italia. I militari alleati fuggiaschi cercavano di superare la Val di Comino, presidiata stabilmente dai reparti della Wehrmacht, per ricongiungersi ai commilitoni stanziati oltre Cassino.

Chi erano gli ex prigionieri alleati

I soldati sbandati, definiti nei documenti del tempo “ex prigionieri alleati”, erano originari del Regno Unito, del Nepal e di alcuni stati appartenenti al Commonwealth, come Sud Africa, India e Australia. Si trovavano nei campi di prigionia del Centro Italia perché erano stati catturati dall’esercito italiano o dall’esercito tedesco durante la campagna militare dell’Africa settentrionale (1940-1943). I sandonatesi provvidero ad aiutarli fornendo loro cibo e abbigliamento invernale: fuggendo in estate, possedevano solo abiti leggeri. Durante la permanenza a San Donato molti vennero catturati dai tedeschi e deportati nei lager in Germania; altri preferirono attendere l’arrivo dei contingenti alleati perché, con la distruzione di Montecassino, superare il fronte significava attraversare una porzione di Linea Gustav altamente presidiata.

Posizionamento dei nascondigli

Con l’Inverno alle porte i sandonatesi fecero nascondere gli ex prigionieri alleati in casolari di montagna, cantine, stanze del centro storico e persino nella torre palombara a lato del Santuario. In campagna furono ospitati nei casolari delle contrade Grottelle, San Fedele e Pedicone. Da quest’ultima località raggiungevano i Tre Ponti, risalivano la montagna e, attraverso alcuni sentieri, passavano sopra il centro abitato. Giunti nei pressi del rione Lago, prendevano il sentiero che portava alla Vorga, in direzione di Settefrati. In questa località si trovavano la grotta e alcuni casolari in cui erano rifugiati ebrei internati e altri ex prigionieri alleati.

Il coraggio delle donne Sandonatesi

A San Donato il soccorso agli ex prigionieri alleati fu dato prevalentemente dalle donne, che rischiarono spesso la vita e finirono anche arrestate dai tedeschi. Le sandonatesi garantirono agli alleati protezione in nascondigli sicuri, sostentamento alimentare e aiuto nella fuga. In due elenchi, redatti dal Comune di San Donato nel 1945 e consegnati al comando militare alleato, risultano ben quaranta nominativi femminili. A ogni donna il Comando alleato rilasciò un certificato quale “attestato di gratitudine e riconoscimento per l’aiuto dato ai membri delle Forze Armate degli Alleati che li ha messi in grado di evadere o evitare di essere catturati dal nemico”. Il certificato venne firmato del generale Alexander, in qualità di Maresciallo Comandante Supremo delle Forze Alleate del Mediterraneo.

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Rifugio degli ex prigioneri inglesi,
Vicolo Marozzi,
9,
03046 San Donato Val di Comino FR,
Italia

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